Il Long COVID nelle persone affette da malattie croniche

Il Long COVID nelle persone affette da malattie croniche

Il decorso del Long COVID risulta spesso più complesso a causa di patologie croniche preesistenti.

Il Long COVID viene frequentemente associato a persone che erano sane prima di contrarlo. Nella realtà clinica, tuttavia, il quadro che emerge è nettamente più articolato: una percentuale significativa delle persone colpite soffriva già di una malattia cronica prima di contrarre l'infezione da SARS-CoV-2. Queste patologie preesistenti influenzano non solo il rischio di sviluppare il Long COVID, ma anche il suo decorso, la gravità dei sintomi e la diagnosi medica.

 

Risultati della ricerca

 

Le più recenti revisioni sistematiche e meta-analisi confermano che diversi fattori sono associati a un rischio maggiore di contrarre il Long COVID. Tra questi, di particolare rilevanza sono la gravità dell'infezione e le condizioni di salute iniziali dell'individuo.

Una vasta meta-analisi di studi prospettici di coorte condotti su oltre 168.000 persone ha anche dimostrato che circa una persona su cinque che è stata infettata dal SARS-CoV-2 ha sviluppato sintomi persistenti; che sia il sesso femminile che il soffrire già di una malattia acuta grave aumentavano significativamente il rischio di contrarre il Long COVID.

Una revisione sistematica su larga scala, pubblicata su Nature Communications, ha analizzato i dati di 50 studi che hanno coinvolto complessivamente oltre 14 milioni di persone. Dall'analisi è emerso che l'infezione da SARS-CoV-2 è associata a un rischio significativamente maggiore di sviluppare una serie di sintomi persistenti, in particolare nel caso i pazienti siano stati ospedalizzati.

 

Le malattie croniche come fattore aggravante

 

La presenza di patologie croniche preesistenti è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del Long COVID. Tra queste figurano le malattie autoimmuni, i disturbi metabolici, le malattie cardiovascolari e le malattie polmonari croniche.

Tali patologie hanno spesso in comune un’alterazione della regolazione immunitaria, un’aumentata attività infiammatoria oppure una ridotta riserva fisiologica. Quando questi sistemi si trovano a dover affrontare un’infezione virale acuta, la capacità di recupero dell’organismo può risultare compromessa. In alcuni casi, non ne consegue una guarigione chiara e completa, ma a uno stato prolungato di disregolazione biologica, ovvero a un’alterazione persistente dei meccanismi di regolazione dell’organismo.

 

Quando le patologie preesistenti sono di natura neurologica

 

Un gruppo particolarmente rilevante è costituito dalle persone affette da malattie autoimmuni del sistema neurologico, come la sclerosi multipla (SM). In questa patologia si sovrappongono quindi due complessi processi patologici (MS e Long COVID), entrambi a carico del sistema nervoso centrale.

Uno studio del Registro svizzero SM ha inoltre dimostrato che le persone affette da SM possono soffrire di forti stress di natura non solo medica ma anche psicosociale. In particolare, è emersa chiaramente la loro elevata vulnerabilità alle infezioni e alle conseguenze indirette che ne derivano.

Nella pratica clinica si osserva inoltre che un'infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti affetti da SM può determinare un peggioramento di quei sintomi che sono già esistenti e per definizione aspecifici, quali l’affaticamento, i deficit cognitivi o la ridotta tolleranza allo sforzo. In molti casi è difficile la distinzione fra una classica recidiva tipica della SM, un peggioramento temporaneo dei sintomi già esistenti (pseudo-recidiva), oppure dei disturbi post-infettivi simili a quelli che osserviamo nel Long COVID.

Questa incertezza diagnostica è clinicamente rilevante, poiché può influenzare direttamente le decisioni terapeutiche e la gestione della malattia.

 

La sovrapposizione (overlap) dei sintomi rende difficile la diagnosi

 

Uno dei principali problemi del Long COVID in connessione con altre malattie croniche è la marcata sovrapposizione dei sintomi. Sintomi come affaticamento, disturbi del sonno, deficit cognitivi, dolori e intolleranza allo sforzo si riscontrano infatti sia nel Long COVID sia in molte malattie croniche preesistenti.

Questo crea una zona grigia dal punto di vista diagnostico, nella quale spesso non è possibile distinguere con chiarezza i nuovi sintomi post-infettivi da quelli legati alla malattia di base. Nella pratica clinica, ciò comporta frequentemente che un peggioramento dei sintomi venga inizialmente attribuito alle diagnosi esistenti, mentre il Long COVID viene riconosciuto solo in un secondo momento come quadro clinico a sé stante.

 

Una sfida sistemica per il nostro sistema sanitario

 

Questa complessità diagnostica si scontra con un sistema sanitario tradizionalmente orientato alle singole patologie: ciò comporta importanti sfide strutturali nel caso di persone affette da più malattie contemporaneamente (multimorbidità). I sintomi vengono spesso valutati in modo isolato, le competenze risultano frammentate e gli approfondimenti interdisciplinari subiscono frequenti ritardi.

In particolare, nel caso delle malattie post-infettive emerge un divario tra la classificazione clinica e la reale esperienza della malattia vissuta dai pazienti.

 

Conclusione

 

Il Long COVID non presenta un quadro clinico uniforme e non colpisce esclusivamente le persone precedentemente sane. I dati attuali dimostrano piuttosto che le patologie croniche preesistenti possono influenzarne il decorso in modo significativo, evidenziando quanto i processi patologici preesistenti e i meccanismi post-infettivi possano sovrapporsi. É quindi di fondamentale importanza essere consapevoli di questo fatto per considerare il Long COVID non soltanto come una sindrome post-virale isolata, ma come parte di uno spettro più ampio di malattie complesse e sistemiche.